La tensione cresce nei porti della Campania dopo che l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, per conto della Regione, ha inviato ai concessionari una richiesta di pagamento di una nuova imposta sui canoni demaniali. L’onere previsto varia dal 10% al 25% dell’annualità, con in più il recupero di arretrati per cinque anni, sanzioni e interessi. Il termine fissato è il 15 settembre, una scadenza ravvicinata che ha allarmato gli operatori.

Secondo Assiterminal e UNIPORT, l’imposizione rischia di avere conseguenze pesanti: extra-costi immediati per terminal container, ro-ro e passeggeri, possibile dirottamento di traffici verso altri scali, rinvii negli investimenti e tensioni sui bilanci delle imprese minori. L’applicazione indistinta a tutto il comparto commerciale appare inoltre in contrasto con la natura originaria dell’imposta regionale, pensata solo per le concessioni turistico-ricreative.

Le associazioni parlano di misura ingiustificata e discriminatoria, che crea una distorsione rispetto ad altri porti italiani dove prelievi simili non esistono. Per questo annunciano iniziative in sede politica e legale, chiedendo chiarimenti immediati su ambito e basi di calcolo.

Il nodo di fondo riguarda la competenza normativa delle Regioni: fino a che punto possono introdurre sovraimposte sui beni demaniali in ambiti di competenza statale ed europea? Senza un chiarimento, la controversia rischia di trasformarsi in un caso nazionale, con impatti su logistica, occupazione e concorrenza.

Nelle prossime settimane saranno decisivi i chiarimenti della Regione e la reazione degli operatori, che intanto temono di dover far fronte a un aggravio insostenibile in una fase già complessa per i traffici marittimi.