Il commercio mondiale è entrato in una fase in cui mantenere aperti i mercati non basta più: occorre aggiornare le regole che consentono a economie molto diverse tra loro di continuare a collaborare. È il messaggio centrale del World Trade Report 2026, pubblicato il 15 settembre dall’Organizzazione mondiale del commercio.

Il rapporto parte da un dato storico: in circa ottant’anni il sistema multilaterale ha contribuito a ridurre le barriere e a rendere più prevedibili gli scambi, accompagnando un’espansione del commercio globale di quasi cinquanta volte. Oggi, però, quello stesso sistema deve confrontarsi con un contesto profondamente diverso, segnato da nuovi equilibri economici, interventi pubblici più frequenti, tensioni geopolitiche e trasformazioni tecnologiche.

Uno dei cambiamenti più evidenti riguarda il peso delle economie emergenti. La quota dei Paesi a basso e medio reddito sul commercio mondiale è passata dal 23% del 1995 al 45% del 2024. Un riequilibrio che amplia le opportunità di crescita, ma rende anche più complessa la ricerca di regole condivise tra economie con modelli, priorità e livelli di sviluppo differenti.

A modificare lo scenario contribuiscono inoltre la diffusione delle catene globali del valore, la digitalizzazione e la rapida crescita dell’intelligenza artificiale. Le economie sono oggi molto più interdipendenti, mentre crisi internazionali e competizione strategica hanno trasformato questa stessa interdipendenza in un tema di sicurezza economica.

Il rapporto richiama anche la necessità di un maggiore coordinamento tra politiche commerciali e ambientali. Misure adottate senza un quadro comune possono infatti generare nuovi attriti e produrre effetti negativi sui partner commerciali, proprio mentre la transizione verso un’economia meno dipendente dal carbonio richiede investimenti e cooperazione su scala globale.

L’indicazione che emerge è quindi quella di rinnovare, non semplicemente conservare, il multilateralismo. Secondo le simulazioni degli economisti dell’Organizzazione, un indebolimento sostanziale della cooperazione basata sulle regole potrebbe ridurre il PIL mondiale tra il 5% e il 10% entro il 2050. Al contrario, una cooperazione multilaterale più profonda potrebbe sostenere crescita, resilienza e una partecipazione più equilibrata ai benefici del commercio internazionale.