Le nuove previsioni dell’Organizzazione Mondiale del Commercio indicano un’espansione degli scambi superiore alle attese. Intelligenza artificiale, nuove rotte commerciali e fornitori alternativi ridisegnano gli equilibri internazionali, mentre persistono forti differenze regionali.
Il commercio internazionale continua a espandersi nonostante le tensioni geopolitiche, ma la crescita appare sempre più concentrata in alcune aree e filiere produttive. È quanto emerge dall’aggiornamento di ottobre del Global Trade Outlook and Statistics della World Trade Organization (WTO), che delinea uno scenario più favorevole rispetto alle previsioni formulate nella primavera del 2026.
Secondo gli economisti dell’organizzazione, il volume degli scambi mondiali di merci dovrebbe aumentare del 3,9% quest’anno, contro l’1,9% inizialmente previsto. Per il 2027 si prospetta un’ulteriore accelerazione al 4,1%. Considerando congiuntamente beni e servizi, il commercio globale dovrebbe crescere del 3,7% nel 2026 e del 4,7% nel 2027, superando l’espansione prevista per l’economia mondiale, rispettivamente del 2,6% e del 2,9%.
Dietro questi risultati si nasconde tuttavia una geografia commerciale profondamente disomogenea. L’Asia si conferma il principale motore degli scambi, con esportazioni di merci attese in crescita del 9,9% e importazioni del 9,5%. L’Europa mostra invece una sostanziale stagnazione: le vendite all’estero dovrebbero diminuire dello 0,1%, mentre gli acquisti internazionali registrerebbero un modesto incremento dello 0,5%.
Una parte determinante della crescita deriva dall’espansione delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. La domanda mondiale di semiconduttori, server e apparecchiature tecnologiche ha generato quasi la metà dell’aumento del commercio di merci in valore nel primo semestre. La WTO prevede inoltre che gli investimenti globali nelle infrastrutture dedicate all’IA aumenteranno di almeno il 30% nel 2026, alimentando ulteriormente gli scambi di componentistica specializzata.
Parallelamente, il sistema commerciale ha dimostrato una notevole capacità di riorganizzazione di fronte alle interruzioni delle forniture energetiche. Il ridimensionamento delle esportazioni mediorientali ha favorito il ricorso a produttori alternativi e l’impiego di nuovi corridoi di trasporto. Anche il mercato dei fertilizzanti ha reagito alle difficoltà: le importazioni mondiali di prodotti azotati sono rimaste soltanto il 2,8% sotto i livelli medi recenti, mentre quelle di fertilizzanti fosfatici sono aumentate del 2,2%.
Questa trasformazione interessa direttamente la logistica internazionale. La riconfigurazione delle reti di fornitura comporta nuove esigenze di collegamento tra mercati produttivi e aree di consumo, maggiore attenzione alla continuità operativa e una crescente necessità di diversificare le soluzioni di trasporto.
Meno favorevole risulta invece l’andamento dei servizi commerciali, per i quali la WTO ha ridimensionato la previsione di crescita in volume al 3,3% nel 2026, rispetto al precedente 4,8%. L’aumento dei costi energetici e le difficoltà dei collegamenti internazionali continuano infatti a penalizzare trasporti e turismo.
Il quadro resta quindi caratterizzato da opportunità e vulnerabilità. La crescita degli scambi conferma la tenuta del commercio mondiale, ma per imprese esportatrici, spedizionieri e operatori logistici diventa sempre più importante saper gestire mercati differenziati, oscillazioni dei costi e cambiamenti nella distribuzione geografica della domanda.
